Pubalgia e osteopatia: come può aiutare la terapia manuale

Pubalgia e osteopatia: come può aiutare la terapia manuale

La pubalgia è una delle problematiche più frustranti per chi pratica sport. Spesso inizia con un leggero fastidio all’inguine, magari durante uno scatto o un cambio di direzione, per poi diventare un dolore capace di condizionare allenamenti, partite e persino semplici movimenti quotidiani.

Ma c’è un aspetto che molti sportivi sottovalutano: il punto in cui avvertiamo dolore non sempre racconta tutta la storia del problema.

Ed è proprio qui che un approccio osteopatico può offrire un contributo interessante.

COS’È LA PUBALGIA? NON SEMPRE È LA STESSA PATOLOGIA

La pubalgia è un termine generico utilizzato per descrivere una sintomatologia dolorosa localizzata nella regione pubica e inguinale.

Il Doha Agreement, consensus internazionale pubblicato nel 2015 sul British Journal of Sports Medicine, ha evidenziato come il dolore inguinale sportivo possa essere correlato a differenti strutture: adduttori, ileopsoas, regione inguinale, regione pubica e articolazione dell’anca.

Questo significa che due atleti con dolore apparentemente identico potrebbero avere problematiche differenti e necessitare di percorsi terapeutici diversi.

La domanda non dovrebbe essere soltanto «Dove senti dolore?», ma anche «Perché proprio quel movimento continua a provocartelo?».

IL RUOLO DELL’OSTEOPATIA: GUARDARE OLTRE LA REGIONE PUBICA

Durante un’accelerazione, un salto o un cambio di direzione, il nostro corpo non utilizza un singolo muscolo isolatamente. Adduttori, addominali, muscolatura dell’anca e del tronco collaborano per produrre e controllare le forze necessarie al movimento.

Pensiamo a un calciatore che avverte dolore all’inguine ogni volta che calcia il pallone. Concentrarsi esclusivamente sulla muscolatura adduttoria potrebbe non essere sufficiente. Durante la valutazione potrebbe emergere, ad esempio, una limitazione dolorosa della mobilità dell’anca o una ridotta capacità degli adduttori di sostenere determinate sollecitazioni.

Un approccio osteopatico può quindi comprendere la valutazione delle strutture funzionalmente collegate alla regione pubica, individuando eventuali limitazioni rilevanti per il quadro clinico.

Il trattamento manuale può interessare, quando indicato, la muscolatura adduttoria, i tessuti miofasciali, l’articolazione dell’anca e la regione lombopelvica. L’obiettivo è contribuire alla gestione del dolore e al recupero della mobilità e della funzionalità, facilitando la partecipazione al percorso riabilitativo.

Questo non significa che ogni pubalgia dipenda da un "bacino disallineato" o da una "vertebra bloccata", ma che una valutazione completa può aiutare a individuare fattori che un trattamento limitato alla zona dolorosa rischierebbe di trascurare.

La letteratura scientifica suggerisce che la gestione della pubalgia, soprattutto quando correlata agli adduttori, debba prevedere un ruolo centrale dell’esercizio terapeutico e della progressiva gestione del carico.

È importante precisare che questi studi riguardano la terapia manuale e programmi riabilitativi multimodali: il trattamento manuale può rappresentare una risorsa complementare, ma non dovrebbe sostituire il recupero attivo delle capacità muscolari e funzionali.

PERCHÉ IL DOLORE PUÒ TORNARE DOPO IL TRATTAMENTO?

Immaginiamo un cestista che avverte dolore inguinale durante gli spostamenti laterali e le ripartenze. Dopo alcune sedute di terapia manuale, il dolore diminuisce e la mobilità migliora. Il giocatore torna ad allenarsi, ma alla prima partita intensa il fastidio ricompare.

Perché? Una possibile spiegazione è che il miglioramento dei sintomi non sia stato accompagnato da un adeguato recupero della capacità muscolare di tollerare le sollecitazioni sportive.

Sentirsi meglio sul lettino non significa necessariamente essere pronti per tornare in campo.

Questo concetto è particolarmente importante nella pubalgia: ridurre il dolore e recuperare la funzione sono obiettivi collegati, ma non equivalenti.

La riabilitazione dovrebbe quindi prevedere una progressione individualizzata, attraverso esercizi di rinforzo degli adduttori, controllo del tronco e recupero dei gesti sport-specifici. Come sottolineato anche da Thorborg nel 2023, l’esercizio specifico e la gestione progressiva del carico rappresentano componenti fondamentali nella gestione del dolore inguinale correlato agli adduttori.

CONCLUSIONI: L’OBIETTIVO NON È SOLTANTO ELIMINARE IL DOLORE

La pubalgia richiede spesso un percorso più articolato rispetto al semplice trattamento della regione dolorosa. L’osteopatia può contribuire attraverso una valutazione funzionale individualizzata e l’utilizzo ragionato delle tecniche manuali, inserendosi in un programma che consideri anche esercizio terapeutico, capacità di carico e recupero sportivo.

Non esiste un trattamento identico per tutti, proprio perché non tutte le pubalgie hanno le stesse caratteristiche. E soprattutto, non sempre il risultato più importante è quanto dolore si riesce a ridurre durante una seduta.

Il vero obiettivo è permettere alla persona di tornare a fare ciò che ama e l'attività che predilige, recuperando progressivamente la fiducia nel proprio corpo e la capacità di affrontare le richieste della sua attività sportiva.

Se soffri di pubalgia o dolore inguinale durante l’attività sportiva, una valutazione individualizzata può aiutare a comprendere le caratteristiche del problema e individuare il percorso terapeutico più appropriato.

 

 

Ricevo nei miei studi di Montegranaro e Montecosaro Scalo, con pazienti provenienti anche da Civitanova Marche, Morrovalle e dai comuni limitrofi.

 

Cosa dicono i miei pazienti